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UN APOSTOLO SENZA FRONTIERE
DON BERNARDO ANTONINI

 

Mentre mi accingevo a fare la relazione del libro Un apostolo senza frontiere, di Beatrice Immediata, Figlia di San Paolo, l'Osservatore Romano (30-31 maggio) presentava un'intera pagina sulla figura di don Bernardo Antonini, con un commento al libro e un profilo biografico di grande spessore. Riporto qui quanto è uscito dalla penna di Francesco Licinio Galati (sacerdote paolino) riguardo al libro. “Agile, fresca, puntuale, certamente non oleografica la biografia dedicata a don Bernardo Antonini da Beatrice Immediata. Ciò che colpisce, infatti, in Apostolo senza frontiere è la radiografia di un'anima veramente sacerdotale che vive nel profondo la teologia dell'ecumenismo, incarnandola in una pastorale dell'incontro e della carità, nel segno della preghiera del Cristo, ‘Ut unum sint’, e nell'impegno di risanare nel proprio io le lacerazioni operate nella Chiesa. C'è altresì la misteriosa realizzazione del sogno di don Bernardo che da quando, all'età di sette-otto anni, inizia a pregare per la conversione dell'Unione Sovietica, assume i connotati di una vocazione profetica che lo avrebbe portato imprevedibilmente a fare il missionario nella Russia sterminata. Questo il fermento delle pagine dell'autrice, dalle quali traspare la sottesa e discreta convinzione che l'apostolato in Russia di don Bernardo sia la concretizzazione della sofferta speranza del Beato Giacomo Alberione di vedere aprirsi ai suoi figli le porte di quella terra dove per legge non c'era posto per Dio. Eventi provvidenziali hanno portato don Bernardo a divenire figlio di don Alberione (apparteneva all'Istituto Gesù Sacerdote) e così, nella sua persona, il primo paolino è potuto entrare a Mosca, portando il suo contributo alla rinascita della Chiesa Cattolica, dopo settantacinque anni di ateismo di Stato. Da sottolineare come nella biografia di Beatrice

Immediata la vicenda umana e spirituale di questo missionario venga presentata nella scarna semplicità degli incontri quotidiani e, senza l'enfasi di dichiarazioni d'intenti, divenga essa stessa teologia della vita, alimentata dal mistero della grazia e rivelatrice di un'esistenza interamente consacrata a Dio e alle anime”. Pagine – si legge nella presentazione del libro – che hanno la freschezza dei fioretti si alternano ad altre che narrano di esperienze difficili, ma sempre amate. Ciò che conquista maggiormente in questo libro è la dedizione semplice e serena, quotidiana e assoluta di «un uomo che si consumava per il suo Signore» e per i suoi fratelli. Don Bernardo era conosciuto a noi Annunziatine, che abbiamo collaborato alla sua opera di evangelizzazione con la preghiera, con il sostegno economico, l'affetto fraterno. Un aiuto prezioso e particolare egli l'ha avuto da Teresa Mori, la sua segretaria, da Loretta e Margherita e dalle sorelle di Verona. Molte di noi ricorderanno per sempre gli Esercizi spirituali predicati ora a Tignale, ora a Camaldoli. L'ultimo di questi è stato nel 2001, poco prima del suo incontro pasquale con il suo Signore avvenuto la sera del Martedì Santo, 26/03/2002, in terra di Karaganda ( Russia asiatica) cittadina del Kazakistan, dove don Bernardo svolgeva il servizio di Vicario episcopale per la pastorale, Vice Rettore e docente del Seminario Teologico e dove aveva avuto la gioia di accogliere Giovanni Paolo II. Ricorderemo e continueremo a sostenere l'opera di don Bernardo. Di due iniziative voglio parlarvi. 1) È sorta a Verona l'Associazione Onlus “Amici di don Bernardo Antonini”, apolitica, senza scopi di lucro, che si propone di mantenere viva la memoria e l'opera di don Bernardo e il suo spirito di evangelizzazione. Persegue esclusivamente finalità di beneficenza e di utilità sociale; così si legge nello Statuto. 2) Si stanno raccogliendo testimonianze sulla vita di don Bernardo per proporne la causa di beatificazione. Ci saranno certamente Annunziatine che potranno raccontare. E' bene che lo facciano e piuttosto presto. Per entrambe le iniziative ci si può rivolgere a Teresa Mori, di cui conosciamo l'indirizzo - ma anche l'E-mail: teresamori@tiscali.it

Vittoria

PASSIONE PER CRISTO,
PASSIONE PER L’UMANITÀ

Questo libro, edito dalle Paoline, pg. 280, E. 9,50, raccoglie i lavori del 1° Congresso Internazionale della Vita Consacrata, svoltosi a Roma nei giorni 23-27 novembre 2004. Tale Congresso è stato fortemente voluto dall’Unione dei Superiori Generali e l’Unione Internazionale delle Superiore Generali per rispondere alle profonde mutazioni sociali ed ecclesiali. Leggiamo nell’introduzione al Documento di lavoro: “In questi ultimi anni, a forme millenarie di vita monastica e religiosa si sono unite forme nuove. Dopo il Concilio Vaticano II, la vita consacrata ha ricevuto un grande impulso e ha sperimentato importanti cambiamenti. Tuttavia, il contesto socioculturale e religioso in cui ci troviamo esige molte altre decisive trasformazioni. Cristo ci rivolge nuovamente la sua esigente e stimolante chiamata a seguirlo appassionatamente e a condividere, mossi dalla sua compassione, la passione per ogni essere umano”. Il Congresso ha avuto un carattere interreligioso e interculturale, vi hanno preso parte i superiori generali, i teologi e le teologhe, responsabili di centri di teologia della vita consacrata, per assumere così una voce autorevole e di rilievo dei religiosi/e e per i religiosi/e. La commissione preparatoria del documento base, l’Instrumentum laboris, si pose alcuni obiettivi: - Verificare la situazione attuale della vita consacrata. Trovare ciò che è fondamentale e prioritario e ciò che è nuovo e originale. Analizzare l’efficacia, il senso e l’importanza della vita consacrata. - Prendere coscienza delle due Unioni e delle Conferenze di animazione della

vita consacrata. - Scoprire, accogliere e rafforzare il nuovo: nuove forme di vita consacrata, segni di vita, di profetismo e, certamente, di speranza. - Creare uno spirito, una spiritualità e una prassi di comunione nella Chiesa e nel mondo. Vedere come moltiplicare le istanze per la comunione dei carismi e l’intercomunicazione tra le strutture. Collocare la vita consacrata nel cuore della Chiesa. Per raggiungere questi obiettivi è stato necessario identificare ciò che è nuovo, capire dove lo Spirito sta conducendo e proporre le modalità adeguate a queste sollecitazioni. Nella presentazione al libro Josè Maria Arnaiz, segretario generale del Congresso, sottolinea come ai consacrati non mancano le affermazioni teoriche, quanto un nuovo modo di procedere. Le nostre forze e risorse non possono ridursi a fare esercizio di sopravvivenza. Ai partecipanti all’incontro è stato proposto di essere rifondatori; a loro il compito di descrivere meglio la vita consacrata del futuro. Il Congresso, che ha avuto per tema “Passione per Cristo passione per l’umanità”, trova ispirazione in due icone evangeliche: la samaritana e il samaritano. Esse sono due icone del cammino lungo il quale lo Spirito conduce oggi la vita consacrata, e dell’amore e della compassione che suscita nel nostro cuore. La samaritana e il samaritano appartengono alla categoria dei peccatori, ma in essi la grazia e la disponibilità a fare il bene non mancano. Noi consacrati ci poniamo accanto a loro e ci sentiamo interpellati dalla loro sete, dal loro desiderio d’acqua viva e dalla loro compassione per i feriti incontrati sulla via.
È pertanto richiesta una spiritualità all’altezza delle sfide e delle aspettative delle donne e degli uomini del nostro tempo, nutrita di un ascolto orante e quotidiano della Parola, organizzata in base alle esigenze del mistero pasquale che celebriamo ogni giorno, inserita nel cammino non sempre facile né chiaro del popolo di Dio in questo mondo, esercitata in un dialogo accogliente e capace di discernere le utopie e le ferite dell’umanità di oggi. Secondo i diversi contesti culturali e religiosi, la spiritualità può dare maggiore enfasi a elementi di interiorità o di impegno storico, ma non può mai mancare una continua ricerca di equilibrio dinamico tra le due prospettive: sperimentando Dio, sperimentiamo un amore grande per l’essere umano, in particolare per il più piccolo e il più debole; incontrando il povero e il ferito, il nostro cuore si commuove e i nostri occhi scorgono in questi l’immagine di Dio, anche se sfigurata e disprezzata. Nel testo vengono lucidamente denunciati e affrontati i reali ostacoli alla risposta a queste sfide come l’invecchiamento delle persone e delle istituzioni, talvolta la provenienza delle nuove vocazioni vittime di traumi familiari o sociali, il sovraccarico di lavoro di alcuni, la superficialità nel discernimento o la mancanza di una formazione iniziale e di una formazione permanente serie. Viene proposto il testo integrale del documento di lavoro su cui gli 850 partecipanti avevano precedentemente riflettuto, le relazioni che hanno fatto da filo conduttore al Congresso, il documento finale “Quello che lo Spirito dice oggi alla vita consacrata: convinzioni e prospettive”, e il messaggio di Giovanni Paolo II. È un testo che ben si offre alla nostra attenzione e meditazione specie in questo periodo di Esercizi, tempo in cui oltre a rileggere la nostra storia passata e presente di conformazione al Signore, pensiamo e preghiamo a come vivere e trasmettere i segni dello Spirito nella fedeltà alla nostra vocazione.

M.Luisa


 

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